Un micro-terroir d’isola, tra pietra bianca e mare.
L’isola Palmaria è una lingua di roccia che chiude il Golfo della Spezia di fronte a Portovenere. È la più grande delle tre isole dell’arcipelago spezzino (insieme a Tino e Tinetto) e la più estesa dell’intera Liguria.
L’isola: una roccia nel Golfo
L’isola Palmaria chiude il Golfo della Spezia di fronte a Portovenere: roccia, macchia mediterranea, sentieri e mare ovunque. In mezzo a questo paesaggio resiste una piccola vigna di circa 3.000 m², incastonata tra pietra bianca e vegetazione, da cui nasce il progetto di Possa su quest’isola.
Un vigneto raro, da raggiungere via mare
La vigna di Palmaria è uno dei pochissimi impianti vitati dell’isola.
Qui tutto è fatto a mano e le uve, una volta raccolte, vengono caricate in barca e portate in cantina a Riomaggiore. Una logistica lenta e delicata, che racconta quanto questo micro-terroir sia isolato, raro e prezioso.
Pietra bianca, esposizione opposta
A Palmaria il suolo è di pietra bianca friabile, molto diverso da quello delle Cinque Terre, e l’esposizione al sole è opposta rispetto ai vigneti in costa. Il mare circonda la vigna, il vento entra libero e l’aerosol salino è costante: le uve maturano lentamente, mantenendo freschezza e profumi fini.
Parmaea: il vino dell’isola
Da questo vigneto nasce Parmaea, bianco da Vermentino, Trebbiano e Albarola. È un vino luminoso, con profumi di fiori gialli, camomilla, erbe e miele chiaro, e una bocca materica ma scattante, chiusa da una salinità sottile che richiama la roccia e gli spruzzi del mare.
Dal mare al bicchiere
Le bottiglie che nascono da Palmaria sono per forza poche: il vigneto è piccolo, l’accesso complesso, il trasporto via barca richiede tempo. Ogni bottiglia porta con sé un frammento di quest’isola: macchia, vento, pietra bianca e mare, distillati in un bianco di carattere, riconoscibile e non replicabile altrove.


