L’ape uscì dal suo alveare perché sentì che tra il cielo, il mare ed il bosco di quel posto che i pescatori chiamavano Riomaggiore, si stava scatenando un profumo insolito.

Aprì così una porta con su scritto: “PRIMAVERA”.

Era un trionfo di colori, rumori di cicale, sapori inebrianti. In quella occasione conobbe ERIKA, TIMO, ROSMARINO, SALVIA E FRUTTA e da quella amicizia dolce e leggera, nacque un miele che si chiamò MILLEFIORI. Non troppo lontano da lì, un albero immenso. Aveva una chioma folta e verdeggiante, con un centinaio di fiori che profumavano di castagne.

L’ape si avvicinò, baciò quel fiore e dal bacio nacque un elisir di piacere, che si chiamava MIELE DI CASTAGNO. Tra quella varietà di bellezze e colori l’ape trovò infine uno degli alberi che fecero la storia della nostra letteratura. Fu lo stesso Alessandro Manzoni a coltivarlo infatti nel giardino della sua bella villa di Brusuglio in Brianza e ne cominciò a decantare virtù e benefici. Ricco di foglie e fiori a grappoli bianchi, dall’arbusto robusto, profumato come poche altre piante.

L’ape si avvicinò a quei piccoli bocciolini, che avevano preso tutto il sole e della bella Liguria e fu così che nacque anche il MIELE DI ACACIA.